“Giostre”, una mostra evocativa

Era il 2013, giugno per la precisione. La mia primogenita aveva da poco compiuto un anno e ci trovavamo in vacanza al mare. Durante la nostra passeggiata serale ci siamo imbattuti in una giostra, una di quelle classiche, con i cavalli che girano intorno, una di quelle che fanno pensare immediatamente a Mary Poppins, almeno alla sottoscritta. Nel buio della sera risplendeva di luce propria e diffondeva una musica allegra. La nostra piccola, che ancora non aveva mai avuto il piacere di vederne una, naturalmente ce la indicò subito con il suo ditino. E fu così che Agata fece il suo primo giro in giostra.

Nulla di strano, qualcuno potrà dire. Ma passeggiando per le sale della mostra Giostre di Palazzo Roverella ho ripensato a quel momento e ho ricordato quanto sia stato importante per lei e per noi: c’è stato prima lo sguardo di intesa tra me e il Marito non appena l’abbiamo vista in lontananza, immaginando entrambi che la piccola ci avrebbe chiesto di poter salire; la nostra piacevole sorpresa nello scoprire, avvicinandoci, quanto quella giostra fosse bella, il fatto che fosse proprio quella giusta per una prima volta! E poi c’è stata la foto di rito con il biglietto in mano. L’emozione per quel momento. E l’emozione nel vedere la sua, di emozione. Insomma, è stato un momento importante! Mi sono chiesta perchè. E mi sono data la risposta: per noi adulti le giostre sono ricordo, sono emozioni positive, sono gioia di bambino, sono momenti spensierati, sono la coccola della mamma, sono il saluto con la mano ad ogni passaggio, sono coraggio, brivido e paure vinte anche! Sono teatro di primi amori e di storie di amicizia. Sono zucchero filato.

Per tutti noi le giostre sono ricordi belli.

La prima volta di Agata

La mostra per me è stato un tuffo nel passato: quello della giostra, con la sua storia, semplicemente affascinante. Ma anche nel mio, di passato, lontano per quel che mi riguarda, e recente nel pensare a mia figlia.


Il percorso ci racconta le giostre attraverso diversi “strumenti”. Possiamo ammirare, ad esempio, parti di giostre antiche (come il cavallo in legno scelto per la locandina) guardando le quali non possiamo fare a meno di pensare a quanta vita avranno vissuto, a quanti bambini avranno visto sorridere. Oppure manifesti di alcune fiere di paese. O ancora, giocattoli d’epoca che rappresentano le diverse attrazioni.

Diverse sono anche le opere pittoriche che rappresentano l’atmosfera delle sagre da fine 800 ad oggi. E cosa dire degli organi in prestito dal Museo della Giostra di Bergantino? Quello più grande è una gioia per gli occhi e durante le visite guidate è possibile vedere e ascoltare il più piccolo in funzione, devo dire che ne vale la pena.

Gli oggetti in prestito dal museo di Bergantino

Insomma, una grande varietà di elementi, anche se quello più importante sia dal punto di vista numerico, sia per l’impatto emotivo che ci regala, sono le fotografie.
Le immagini provengono dall’Italia ma anche dall’estero e ci raccontano epoche diverse, anche quelle in cui (penso agli anni ’50) le giostre, intese come sagre di paese, attiravano non solo i bambini ma divenivano punto di incontro e di divertimento anche per ragazzi e giovani adulti.
Le fotografie ci mostrano l’interessante evoluzione avvenuta nelle strutture, dalle prime e più semplici giostre fino alle avveniristiche attrazioni dell’epoca attuale.


Ma da queste stesse immagini intuiamo anche come invece siano rimasti inalterati i sentimenti e le emozioni legati a questi contesti.

Interessanti infine anche i contributi video, quello sulla storia di Bergantino e il cortometraggio “Jody delle giostre”, vincitore del David di Donatello 2011, del quale consiglio di “gustare” la dolcissima colonna sonora che coglie perfettamente l’insieme di spensieratezza e malinconia evocate insieme dal mondo delle giostre; entrambi ci raccontano l’altra faccia della medaglia, la storia di chi le giostre le costruisce ma anche le porta nelle nostre piazze conducendo una vita seminomade non sempre facile.


A percorso terminato, mi soffermo un poco davanti ad una grande tela che, a differenza di tutto il resto, trasmette una grande staticità, si vede una giostra vuota, immobile, un lampione illumina una panchina dove non siede nessuno, è notte e c’è silenzio.

Ringrazio Palazzo Roverella che ha creato un percorso inedito, non scontato, legato al territorio e capace di entusiasmare ed emozionare tutti.

Un po’ come i bambini di Rodari che scendono dalla Giostra di Cesenatico dopo aver concluso un mirabolante percorso, invisibile agli occhi di chi li ha osservati dall’esterno, così anch’io lascio questa mostra dopo aver compiuto un personalissimo viaggio nel passato, nei miei ricordi di infanzia, di adolescenza e di…mamma.

Rovigo, sorella, 1977. Chi ricorda questa giostra?

INFORMAZIONI

La mostra rimarrà aperta fino al 30 giugno 2019.

Conservando il biglietto d’ingresso, avrete uno sconto al Museo di Bergantino; allo stesso modo, se avete visitato il Museo della Giostra di Bergantino pagherete il biglietto ridotto a Palazzo Roverella.

Per ulteriori informazioni potete visitare il sito www.palazzoroverella.com